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TESTIMONIANZA - UN'ESPERIENZA CON IL LAVORO
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Qualche tempo fa, ascoltando un insegnamento di don Andrea, mi toccò in modo particolare un pensiero: “La risurrezione è la morte della morte; quando affidi a Gesù la tua morte, la morte profuma di risurrezione”. Credo proprio di avere fatto esperienza di questa  morte per così dire “profumata” … una morte che è stato necessario vivere davvero fino in fondo per poterne sentire il profumo.
Un paio di anni fa, in un momento in cui professionalmente avevo parecchie soddisfazioni, sono stata improvvisamente licenziata. Ovviamente, nell’arco di un istante il mondo mi è crollato addosso. Da un lato il grande dispiacere perché il mio lavoro mi piaceva molto e avevo buone relazioni con tutti i miei colleghi, dall’altro la grande preoccupazione di non riuscire a farcela con il solo stipendio di mio marito.
All’inizio l’umiliazione è stata schiacciante. Ricordo che quando parlavo con le persone non riuscivo a dire che non avevo un lavoro. Non avevo il coraggio di mettermi a cercare un altro lavoro perché il solo pensiero di fare un colloquio in cui dire che ero stata licenziata mi procurava una grande vergogna, anche se non avevo assolutamente nulla di cui vergognarmi. E ricordo anche che provavo un grande peso, il peso di tante responsabilità verso la mia famiglia, verso i miei figli, ed anche un gran timore di non farcela.
In questa situazione mio marito si è chinato su di me con un grande amore e una grande pazienza. Benedetto XVI, durante l’incontro mondiale per le famiglie ha detto che gli sposi non si donano qualche cosa o qualche attività, ma la vita intera. E così Massimo ha cominciato a donarmi quella vita che io sentivo venire meno … mancavo di fiducia e lui metteva per me la parte di fiducia che mi mancava; non avevo speranza e lui sperava anche per me; mi piangevo addosso e lui non si limitava solo ad asciugare le mie lacrime ma mi scuoteva e mi aiutava a rialzarmi e cercava di infondermi gioia. Così a poco a poco ho riscoperto accanto a me un uomo davvero forte che si stava donando in un momento di grande difficoltà familiare e che con la sua forza e il suo amore non mi permetteva però di fare troppi capricci. Ho capito che lui era la parte che mancava a me, e che questo poteva essere grazie al sacramento, vivo, del nostro matrimonio.
Dopo soli tre mesi ho trovato un nuovo lavoro. Sembrava davvero una favola. Avevo mandato via un solo curriculum ed ero stata assunta. Ero rimasta nello stesso campo che mi piaceva molto e le prospettive di lavoro sembravano decisamente migliori di quello che avevo lasciato. Ci è voluto però molto poco tempo per comprendere che ero capitata in un ambiente davvero difficile, duro, che a poco a poco mi ha tolto la pace, la gioia, la serenità. Quello che portavo a casa ogni giorno era tanto nervosismo, non riuscivo a staccare con la mente e con il cuore dalle situazioni che vivevo in ufficio. A poco a poco anche la mia vita di preghiera ha cominciato a risentirne tanto che anche le nostre relazioni familiari hanno cominciato a soffrirne.
Così con Massimo abbiamo preso una decisione molto difficile e allo stesso tempo  coraggiosa. Forse è stato proprio in questa decisione che la morte ha cominciato a profumare di resurrezione.
Avevamo capito che non si poteva continuare in quel modo, che la nostra priorità era la famiglia, la serenità dei nostri ragazzi e nostra. Ma anche e soprattutto il nostro vivere da sposi e da consacrati. Vorrei citare ancora il Papa che, sempre durante l’ultimo incontro per le famiglie ha detto, a proposito della relazione tra attività professionale e famiglia: “Privilegiate sempre la logica dell’essere, rispetto a quella dell’avere: la prima costruisce, la seconda finisce per distruggere”.
Ecco, noi stavamo per essere distrutti e abbiamo capito che invece dovevamo metterci a ricostruire. Così abbiamo preso la decisione che io avrei lasciato in modo temporaneo il lavoro. Questo lavoro che mi assorbiva completamente e mi aveva tolto la pace. Nel prendere questa decisione io ho sempre sentito nel mio cuore la segreta certezza che il Signore non ci avrebbe mai abbandonato, che al momento opportuno sarebbe intervenuto con la sua provvidenza divina. E così è stato.
I primi mesi sono serviti per rimettere le cose a posto. Dentro di me e intorno a me. Mi piace dire che a poco a poco mi sono ripresa la mia vita e mi sono liberata dall’affanno. Ancora una volta Massimo è stato la mia forza, la mia fiducia, la mia speranza. Dove io mancavo, lui abbondava. E sicuramente non è stato facile neanche per lui. E poi il Signore non si è smentito. Ha donato, ancora una volta, il centuplo di quello che avevamo offerto. Proprio quando eravamo arrivati al limite delle nostre possibilità ho trovato un lavoro. Mi impegna poche ore al giorno, e quando esco dall’ufficio esco davvero, chiudo la porta. E la riapro su mio marito, sui miei figli, sulla mia comunità, cercando nella mia povertà di restituire tutto il bene che ho ricevuto. Cercando semplicemente di essere! 
 

Daniela


pubblicato in data: 25/11/2012 11:57:39    :1990

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