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PER MEZZO DI MARIA - N.S. DELL'ATTESA
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Fra i numerosi Santuari mariani che affollano il Paese biblico dei cedri, ve n’è uno che rimanda a episodi del Nuovo Testamento e agli stessi personaggi principali della storia cristiana: a Gesù Cristo e alla sua santissima Madre, i cui piedi ne hanno certamente pestato il suolo, come possiamo leggere nei Vangeli.

Il luogo si trova nel Sud del Paese, non lontano dalla città fenicia di Sidone, nei sobborghi del villaggio di Magdouché, che si eleva a 150 metri sul livello del mare Mediterraneo. Il Santuario porta il titolo di Sayidat Al-Mantara, ossia Nostra Signora dell’Attesa, nome che allude al luogo in cui Maria veniva ad aspettare il suo divin Figlio in missione nella città cananea di Sidone, allora interdetta alle donne per il suo paganesimo.                                  

Il Santuario è costituito da una cavità naturale profonda 12 metri, larga 5, in fondo alla quale sono stati ricavati nella stessa roccia un’Abside e un Altare. Numerosi ex-voto riempiono senza ordine le pareti; ci sono immagini, recipienti e vasi, lampade e altri oggetti fra cui si riconosce, ad esempio, le trecce donate da una donna. Vicino alla porta d’ingresso, a sinistra, si trova un vano che serviva da luogo d’attesa ai malati in cerca di guarigione; un altro incavo serviva come luogo di sosta per le pecore colpite da epidemie che spesso tormentavano i luoghi. Questa categoria di frequentatori del luogo non esiste più da molti anni, avendo lasciato posto unicamente ai pellegrini e ai fedeli che sempre più numerosi frequentano la zona. Davanti alla Grotta, una croce più o meno recente sovrasta un portico a tre arcate la cui costruzione risale al 1868.

La stessa Grotta conserva il ricordo di molti fatti straordinari, alcuni storici altri leggendari, trasmessi da padre in figlio dagli abitanti dei luoghi.

Secondo una tradizione che si fa risalire a più di duecento anni fa, un pastore che pascolava le sue pecore su questa altura, un tempo coperta di boschi e di rovi, si lasciò sfuggire una pecora; dopo aver frugato invano tutta la collina invocò la Madonna e, tagliando i rovi che intasavano le rocce e i blocchi di pietra di antiche macerie, trovò una fessura che lo condusse all’interno di una Grotta dove ripescò l’animale. Sorpreso e guardando più attentamente, egli scorse nel fondo un Altare sormontato da una icona in legno raffigurante la Madonna. Uscito in fretta, egli corse nel villaggio per raccontare la sua scoperta. Secondo una tradizione il pastore non era cristiano ma un metouali, appartenente cioè ad una fazione musulmana sciita, numerosa in questa Regione.

Alla Madre di Dio raffigurata nella sua icona si attribuiscono molti miracoli. Una delle prime raccolte risale al 1911, ed è dovuta a Basilio Hajjar, Arcivescovo Greco-Melkita cattolico di Sidone; vi sono esposti diciassette miracoli. Molti di questi riguardano bambini e donne sterili; vi è anche il racconto di una monaca non vedente che ha recuperato completamente la vista. Allo stesso 1911 risale un miracolo eclatante di cui furono testimoni e insieme attori un folto gruppo di notabili libanesi, Cristiani e Musulmani che, volendo salutare la Madonna prima di tornare a casa, furono sorpresi di vedere che Maria stava sorridendo. L’evento meraviglioso durò ben dieci minuti, accompagnato dalle lacrime di gioia dei presenti che non esitarono ad accostare al volto della Madonna un cero acceso, come per assicurarsi di non essere vittime di qualche allucinazione.

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pubblicato in data: 18/12/2012 19:18:43    :1609

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