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TESTIMONIANZA: LA PICCOLEZZA DEL CUORE
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La piccolezza del cuore

La piccolezza del cuore è un elemento fondante della nostra identità spirituale. Ma cos’è per la mia esperienza questa caratteristica e come si declina nella mia vita di consacrata nel Movimento GT? La piccolezza del cuore si assimila al concetto di umiltà cristiana, cioè è mossa dai medesimi sentimenti che furono di Cristo, il quale ebbe compassione dell’uomo, l’amò per primo, di un Amore totale che lo portò alla morte di croce! Don Andrea, in un insegnamento, ci ha donato un’immagine che ho molto meditato e che mi ha aiutato concretamente a comprendere e a vivere la piccolezza del cuore. Immaginiamo Adamo ed Eva che giocano nel Paradiso Terrestre e Dio guarda i loro cuori che sono costituiti dall’innocenza e dalla bellezza originale. Riconosciamo in essi due tipologie di bambini:

-l’adulto con il cuore di bambino e il bambino con il cuore dell’adulto.

Ma, entrambe le immagini sono sbagliate perché ogni uomo dovrebbe essere un bambino, ma nel suo cuore essere un adulto nell’agire. Infatti l’adulto desidera costruire la casa, cioè la concretezza, mentre il bambino, desidera il castello, cioè il sogno.

Quindi è necessario partire dallo sguardo di Dio nei nostri confronti; la sua tenerezza, la sua bontà, la sua grazia ci conducono ad amare tutto nell’altro, ad avere la medesima compassione di Cristo per l’uomo. Quando mi riconosco profondamente amata da Gesù, nella mia totalità umana, si ridimensiona il mio orgoglio, perché in me cresce l’Amore e la fiducia nei confronti di Dio. Siamo come su una scala sulla quale più saliamo spinti verso l’alto dal nostro orgoglio, tanto più scendiamo, e al contrario, quanto più scendiamo, cresciamo in umiltà, tanto più il Signore ci rialza con la sua Misericordia. Infatti l’Umiltà si contrappone alla Superbia che è nell’uomo. Attraverso l’Umiltà diamo all’altro la possibilità di rivelargli chi è Lui, rivelarsi a se stesso, scoprendo così la sua identità che si configura nell’infinito di Dio, nella sua Eternità. Dio per primo si è fatto bambino/piccolo nella mangiatoia, affinché come ogni bambino, potesse sentirsi libero di amare e di essere amato. Attraverso il suo Amore ci ricolma di tutte le nostre mancanze, ci scopriamo davanti a Dio nudi e fragili. Ci spogliamo di noi stessi fino a diventare veramente autentici di fronte al suo Amore. Questo è l’unico modo per scoprire dentro di noi l’Amore che Gesù ci ha lasciato, che ci ha donato con la sua vita, infatti S. Agostino diceva: “per uscire da te stesso, rientra in te stesso: nell’intimo risiede la verità”.

Ogni debolezza può diventare forza, attraverso la sua Grazia. Infatti, la debolezza nelle mani di Dio, è una leva sulla quale Gesù esercita la sua forza in noi. Tutto il mio limite può essere superato, ma soprattutto il mio peccato che ha macchiato l’immagine originale di Dio in me, e assume una diversa fisionomia, attraverso la Vita Nuova che ci viene donata dallo Spirito Santo che tutto trasforma in noi. Per mezzo della sua potenza, abbiamo la possibilità di rinnovare le nostre promesse d’amore nei confronti di Dio Padre. Così posso ricominciare, ripartire da me stessa, nella certezza che Dio può, attraverso la fiducia che nutro per Lui, donarmi il desiderio di ricolmare le mancanze del  mio amore verso il Padre Misericordioso. Solo così posso riscoprire e abbandonare i miei sentimenti di scoraggiamento, d’impotenza che non mi fanno vivere appieno la relazione figliale con Dio Padre. La mia esperienza di piccolezza del cuore si è formata negli anni di cammino in cui si sono avvicendati tanti passaggi interiori, fatti di sofferenza dovuti soprattutto alla mancanza di fiducia nei confronti di Dio Padre. Misuravo ogni Sua azione nella mia vita, ma ritenevo che Egli non facesse mai abbastanza, e non fosse in grado di sanare appieno le mie mancanze di amore e di perdono, come se tutto potesse dipendere da Lui e non invece dai miei limiti e dalla mancanza di volontà di volerli superare.  Sono trascorsi molti anni, in cui Gesù, nel silenzio, ha operato nel mio cuore e col tempo ho compreso che, se avessi tenuto solo per me la mia sofferenza, questa avrebbe soffocato la mia spiritualità, al punto che il mio vissuto non avrebbe avuto alcun senso, tutto sarebbe stato fine a se stesso.  Ma Dio Misericordioso, non ci lascia mai soli nella tribolazione…Don Andrea ha detto: “siamo condannati alla vita”  infatti, ha azzerato dentro di me ogni rancore e mormorazione trasformando la mia sofferenza in desiderio di offerta nei confronti degli altri. Quando parlo per esempio con i miei atelierini, Gesù si mostra con un cuore pieno di compassione e io vedo nei loro occhi il suo amorevole sguardo, lo stesso sguardo con il quale Egli mi guarda! Gesù si è fatto piccolo nel loro cuore come nel mio, e attraverso la continua invocazione dello Spirito Santo, mi dona la sua forza e mi incoraggia a donare quella fiducia della quale hanno bisogno per rimanere uniti al Padre. Tutto accade nel mio cuore in modo naturale, così vivo la mia maternità spirituale nei loro confronti, e in tal modo posso amare senza misura e senza alcun calcolo umano.

Giusi


pubblicato in data: 15/12/2015 12:07:21    :1513

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