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TESTIMONIANZA: LE COSE CHE SI APPREZZANO QUANDO NON LE HAI
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Così si dice, una frase tanto semplice ma tanto vera. E questo vale per tutte le cose, e nel mio caso anche per l'Eucarestia.
Ho sempre frequentato la Chiesa sin da piccolina, mi hanno preparata alla Prima Comunione, alla Cresima, ho frequentato gruppi religiosi e per 10 anni sono andata a Lourdes ad assistere i malati.
Insomma, Gesù è sempre stato presente nella mia vita così come la Messa e ovviamente l'Eucarestia. Ma ho sempre cercato di immaginare profondamente il Corpo di Cristo in quella piccola Ostia bianca, ma spesso mi è' risultato tanto difficile. Sono sincera: il significato profondo non lo avevo mai compreso fino in fondo e ammetto che il più delle volte ricevevo la Comunione senza dargli il giusto valore, più come se fosse un gesto " scontato" durante la Messa. 
Poi due cose mi hanno aiutata a vedere con altri occhi il momento della Comunione.
Provo a raccontarle.

La prima è' stata una frase di Don Andrea: "quando ti avvicini per prendere la Comunione non sei tu che vai incontro a Gesù, ma è Lui che sta venendo incontro a te". Mamma mia quanto mi ha fatto riflettere questa frase e soprattutto ha iniziato a cambiare il mio modo di avvicinarmi al Corpo di Gesù. Infatti ogni volta che mi dirigevo verso il sacerdote per ricevere l'Ostia ho iniziato ad immaginarmi Gesu' che veniva verso di me e non viceversa, e vi assicuro che questa idea mi faceva accostare alla Comunione con molta più riverenza e rispetto proprio perché era Lui che stava venendo da me. 
Questo fu il primo passo verso la consapevolezza che è diventata molto più forte quando è' successo un altro episodio che ha segnato per sempre la mia vita spirituale. Provo in breve a testimoniare quello che mi ha portato a dare il giusto valore all'Eucarestia.

Sono una ragazza di 34 anni  sposata e separata da molti anni ormai, ma senza figli (mi sono sposata giovane). Da 4 anni ho costruito la mia nuova famiglia con Marcello e da 7 mesi è arrivato Antonio. Gloriosa trinità è' arrivata nel momento in cui mi stavo separando, e iniziavo la mia nuova vita con Marcello. In Gloriosa cominciai a camminare guidata da Don Andrea, ma inizialmente mi sembrava di essere in montagna: un percorso onestamente piuttosto in salita, tanto bello, tante novità, i canti le catechesi, i fratelli, ma anche tanti dubbi, domande, inconsapevolezze e paure e a volte momenti di debolezza. Ero comunque una donna separata, ma convivente con un nuovo compagno e in parallelo un percorso di fede che ovviamente mi richiedeva delle "regole e rinunce" che in prima battuta facevo fatica a capire e accettare. Nel cuore sentivo però  che dovevo proseguire su quella strada, non dovevo mollare pur soffrendo per la mia situazione. Con onestà devo anche dire che tante volte mi sono sentita "inadeguata", ma non perché qualcuno mi facesse sentire così, anzi, ma ero io che sapevo che dovevo fare qualcosa per " mettermi in sesto" con Gesù e con me stessa; mi mancava qualcosa che non comprendevo. Don Andrea mi diede immediatamente la "ricetta" per rinascere
a vita nuova; ma questa ricetta, che di sicuro avrebbe dato un buon risultato finale, prevedeva qualche amaro ingrediente da ingoiare. Premetto che ringrazierò sempre Don Andrea per come mi ha guidata, con quanto amore ma anche fermezza, allo stesso modo devo dire che spesso alla fine dalle serate di catechesi o dal confessionale uscivo piangendo. Si perché non era facile per me comprendere il significato di alcuni "NO" o frasi che mi riportavano al mio stato. E ad un certo punto arriva per me la “stangata”: mi fu chiesto di non ricevere l'Eucarestia a fronte della mia condizione di separata/ convivente. Ovviamente il motivo non era solo per la condizione di per se di sposata/convivente, in quanto spesso molti sacerdoti hanno saputo considerare la mia situazione anche sotto altri punti di vista, ma più che altro in quel “non ti assolvo" vi era dietro la più profonda azione di evangelizzazione che potessi ricevere. 
Improvvisamente dopo anni che mi accostavo all'Eucarestia, non ho più potuto farla. Non mi potrò mai scordare la prima messa dopo quel "divieto". Mai avrei pensato di poter provare tanta sofferenza nel vedere tutti i miei fratelli che si avvicinavo all'altare per ricevere la Comunione e io, seduta al mio banco senza poter andare; riuscì solo a scoppiare in un pianto senza consolazione    ( in quell’occasione Federica mi abbraccio così forte che non scorderò mai quel momento). Quanto mi dispiaceva non ricevere Gesù, e la cosa assurda è che non lo avrei mai neanche pensato di poterci stare tanto male. Mi mancava proprio, e la Messa mi sembrava incompleta, il Corpo di Cristo mi mancava davvero fino a farmi sentire "vuota" ad ogni Celebrazione. Ma solo da quel momento ho iniziato a comprendere il significato di quell'”Assenza Eucaristica”.

Ho cominciato a dare un valore all'Ostia, a darle un Nome e un Volto e soprattutto un Senso.

Ma per me non era finita perché in tutto ciò io dovevo fare anche un'altra cosa: dovevo Obbedire. Si perché Gesù attraverso quel divieto di Don Andrea suggerito dallo Spirito Santo, mi stava anche educando all'Obbedienza, e io in quel momento sentivo che dovevo provare quel dolore, seppur con tanta sofferenza, perché mi avrebbe fatto tanto bene.

Quello che ora mi fa felice è rendermi conto che non ho mollato mai, anche quando in molti mi dicevano " ma si Ilaria tu vai in una chiesa qualsiasi e da un altro sacerdote che non sa la tua storia e prendi la Comunione, non hai mica ucciso nessuno"....invece no.... Non lo feci mai e aspettavo con ansia il momento in cui sarei potuta tornare a ricevere Il Corpo di Gesù. Il giorno del Battesimo di Antonio il più grande dolore della mia vita perché proprio nella cerimonia più importante di mio figlio non potevo prendere Gesù. 
Ma una sola cosa mi consolava: Don Lucasz, il sacerdote polacco che celebrò la messa del Battesimo, in confessione mi disse di prendere questa rinuncia non come una punizione, ma come un'opportunità per offrire al Signore la mia sofferenza e chiedere una grazia.

In quel giorno, nel momento dell'Eucarestia chiesi a Gesù' di aiutarmi a far si che il processo per l'annullamento alla Sacra Rota del mio precedente matrimonio potesse concludersi in fretta per darmi la possibilità di sposarmi con Marcello e tornare a sentirmi " libera" davanti a Gesù’.

Il Signore, anche in questa occasione non ha esitato a rispondermi subito e una settimana dopo ho ricevuto la prima notifica di nullità del matrimonio. 
Ora più che mai, grazie a questa esperienza di sofferenza ho compreso il vero valore del ricevere la Comunione e, quello che prima era un gesto scontato e inconsapevole è' diventato l'unico vero momento di consapevolezza.

Senza l'Eucarestia ti senti vuoto e non lo si può capire fino a che non ti viene a mancare.
e per questo ringrazierò per sempre Don Andrea, perché senza quel divieto ora non avrei potuto apprezzare il Corpo di Cristo.

Ora siamo una piccola famiglia con Marcello e Antonio e insieme al mio compagno inizieremo presto il corso fidanzato per poi poterci sposare. 
Quello che mi dispiace e' che spesso molte persone che si trovano nella mia stessa situazione e magari non si possono accostare alla Comunione, iniziano ad attaccare i sacerdoti o la Chiesa e a dire la frase " Gesù è misericordioso e non può un sacerdote impedirti di fare la Comunione".

Invece si, può e a volte deve perché In quel momento il Sacerdote ti sta aiutando e ti sta insegnando ad APPREZZARE il Corpo di Dio e il Suo amore'.

Inoltre la Chiesa, così come lo Stato, ha delle regole e sono d'accordo che debbano essere rispettate altrimenti sarebbe un caos. Poi molti sacerdoti sanno anche considerare singolarmente le situazioni e sanno valutare i casi di ognuno e io ho sempre trovato molta considerazione e apertura nel valutare la mia personale situazione dandomi anche molte gioie.

Don Andrea e Don Lucasz mi hanno dato la possibilità di soffrire, comprendere, apprezzare, e soprattutto di RINASCERE CON L'Eucarestia e con l’obbedienza.

Quello che vorrei riuscire a trasmettere è  la certezza che il Signore ci sta sempre anche dietro un “ divieto all’Eucarestia” impartito da un sacerdote, perché e’ proprio dentro quel divieto che Gesù aveva impacchetto la mia salvezza.

IO, soltanto IO avevo scelto di farmi guidare e consigliare, di far parte di un movimento di preghiera, di essere cattolica e andarmi a confessare. Quello che voglio dire e che sento fortissimo nel mio cuore è' che se scegliamo di intraprendere  un percorso non possiamo poi criticare le azioni che ci vengono suggerite e proseguire facendo un mix tra la nostra volontà e quanto ci viene consigliato in base a cosa ci fa più comodo o meno.

 

 

Ilaria

 


pubblicato in data: 31/01/2016 23:04:20    :1433

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