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TESTIMONIANZA: IL MERAVIGLIOSO DONO DELLA MATERNITA'
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Il dono della maternità, che ho appena ricevuto misericordiosamente dal Signore, è per me uno stato di profonda grazia.

Mi sono sposata poco più di due anni fa dopo un lungo periodo di fidanzamento e, come probabilmente lo è stato per altre coppie, io e mio marito abbiamo avuto non poche difficoltà nel dare inizio allo splendido progetto di una vita insieme. 

Quando abbiamo deciso che, nonostante le nostre mille paure, saremmo stati pronti ad accogliere i figli che sarebbero arrivati, è cominciata in particolar modo per me una grande sofferenza. Avevo già 38 anni e passavano i mesi ma la maternità non arrivava, cominciai così a preoccuparmi, ad agitarmi, a pensare con amarezza che il Signore non mi amasse, perché guardandomi intorno non vedevo altro che coppie lontane dalla fede che appena desideravano un figlio lo ricevevano senza fatica, e temevo che noi, già un po’ provati dalle difficoltà affrontate sino a quel momento, avremmo di nuovo sofferto per realizzare un progetto che consideravamo buono e giusto, ma la cui realizzazione non era certo scontata.

Arrivarono così i miei 39 anni e dopo una visita medica di routine, come un fulmine a ciel sereno, ci prospettarono di fare un percorso di esami approfonditi per valutare la situazione, perché secondo i medici “bisognava correre” per individuare l’eventuale problema data la mia età. All’improvviso io sprofondai in uno stato di terrore, mi sentii immersa in una sofferenza che mi sembrava di non riuscire a sopportare, soprattutto perché si doveva prendere in considerazione anche l’eventualità di non poter avere figli e così io cominciai a sentirmi bruciare nelle viscere più profonde dell’anima. Lo stato di paura diventò uno stato permanente di terrore come non avevo mai provato sino a quel momento nella mia vita, la sofferenza mi stava colpendo nel mio punto più debole e non riuscivo a capire il progetto del Signore. La mia preghiera era sempre più agitata, non trovavo pace, così mi decisi a chiedere aiuto a un’amica consacrata del Movimento di Gloriosa, affinché mi aiutasse a capire dove mi stava conducendo Gesù e lei chiedendo la parola (Isaia 55, 6-11: “…Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata”) mi disse che il Signore in questa sofferenza mi stava chiedendo di rimanere legata a Lui, stretta a Lui nella preghiera, di distogliere lo sguardo dalle mie paure e di compiere questo attraverso un atto di volontà, anche se mi sembrava di non riuscirci perché ero bloccata dal senso di terrore. Mi disse inoltre che si sarebbe compiuta la Sua parola, quella che era stata destinata a me nelle precedenti effusioni dello Spirito Santo. Andai allora a riprendere i riferimenti biblici delle effusioni precedenti per cercare di mettere a frutto la parola che il Signore mi aveva donato e mi colpì come descrivessero chiaramente ciò che stavo vivendo in quel momento, come se il messaggio del Signore fosse stato chiaro sin dall’inizio: “Fidati di me, non avere paura! Combatti per me!”; Qoelet 3, 1-15: “..per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo”..; Ezechiele 16, 8-9: “..passai vicino a te e ti vidi; ecco, la tua età era l'età dell'amore; io stesi il lembo del mio mantello su di te e coprii la tua nudità; giurai alleanza con te, dice il Signore Dio, e divenisti mia. Ti lavai con acqua, ti ripulii del sangue e ti unsi con olio.”; Salmo 26 (25), 1-5: “..scrutami Signore e mettimi alla prova, raffinami al fuoco il cuore e la mente..”; Sapienza 3, 1-6:”..perchè Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un olocausto…”.

Le mie preghiere però erano faticosissime, i miei silenziosi pianti erano ormai quotidiani e la sensazione che l’anima mi bruciasse nel fuoco dal dolore non mi abbandonava mai. Allora provai a fare un fioretto (pur essendo una piccola cosa in quel momento mi costò moltissimo, ma di più non potei offrire) per chiedere al Signore la luce, perché mi concedesse la grazia di comprendere il senso di ciò che mi stava accadendo, soprattutto il perché non mi sentissi amata da Lui. Immediatamente, come in un’illuminazione interiore dell’anima, mi fece comprendere nella pace che ogni grazia che avevo ricevuto sino a quel momento della mia vita era sempre preceduta dalla sofferenza e che in realtà ero sempre io a non essere pronta a ricevere ciò che chiedevo. Il Signore ogni volta mi “preparava” lavorandomi nell’anima a ricevere ciò che domandavo, perché potessi essere degna delle grazie che mi stava concedendo. Rendermi conto che la “causa” ero io e che Gesù ogni volta si armava di pazienza per prepararmi a ricevere le sue grazie mi portò una gran pace, soprattutto mi fece sentire finalmente amata da Lui.

E così come un vero miracolo, dopo solo pochi giorni da quando sembrava che dovessimo cominciare una serie di accertamenti medici, nello stupore e nella immensa gioia mia e di mio marito, scoprimmo che ero già incinta, che la grazia era già arrivata quando il terrore stava tentando di separarmi da Dio. Oggi siamo genitori di Edoardo, felicissimi della meravigliosa grazia ricevuta e io sento che il Signore questa volta ha voluto scavare col dolore dell’attesa particolarmente a fondo nella mia anima affinché potessi poi contenere ancor più gioia una volta ricevuta la grazia tanto desiderata. Mai avrei pensato nella mia vita di ringraziare così tanto per un’esperienza di dolore vissuta, ma questa è stata “l’arma” che oggi mi permette di essere una madre particolarmente paziente e amorevole. Quando guardo il nostro bambino non faccio altro che continuare a ringraziare Gesù per aver reso madre anche un’anima che si sente sempre tanto piccola. 

Cinzia


pubblicato in data: 12/03/2016 20:20:28    :1188

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