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TESTIMONIANZA: LA FATICA E' UNA GRAZIA
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La fatica è una grazia

Non è la prima volta che mi capita di fare un’esperienza di fede “faticosa” durante l’estate, e sopratutto in Polonia. Già, come molti tra coloro che mi conoscono sanno, partecipai ad un pellegrinaggio a piedi da Cracovia a Częstochowa dalla Madonna Nera tre anni fa.

La fatica è una componente costante della mia vita, come penso della vita di ciascuno, eppure è un’ingrediente che serve, ne sto capendo solo in questi anni il valore.

Per me non era nuovo, come invece per gli altri, dover camminare molto portando uno zaino sulle spalle, mangiare qualcosa di non troppo buono e sano durante la giornata, mettere e togliere in continuazione  k-way o mantelle, stare in mezzo a tante persone spesso in una maniera abbastanza caotica, (molte volte ci si trovava schiacciati a qualcuno che non si conosceva e che neppure parlava la stessa lingua), aspettare qualcuno o qualcosa, ...

Aspetti questi a cui io ero consapevole di andare incontro, e che già prevedevo ma che non mi hanno fatto desistere dal dire sì a quella esperienza che mi veniva proposta.

E propio così, grazie alla fatica, si impara e si riesce a STARE IN UELLA CIRCOSTANZA e a DECENTRARSI.

Stare perché è quello che ti è chiesto. Stare all’esigenza di chi ti è accanto, stare alla proposta della giornata, stare al manifestarsi del Suo progetto, stare alla realtà in ultima analisi, ovvero vivere pienamente il reale.

E questo tipo di stare serve nella vita quotidiana, anzi deve essere lo stare della vita quotidiana.

Uno stare che non è sinonimo di passività, ma al contrario di affidamento e fiducia in Chi ne sa più di noi.

Decentrarsi, che per me significa servire. Don Andrea ci ricorda spesso che il cristiano deve essere centrato in Cristo ma decentrato da sé stesso; cioè cercare di non focalizzare l’attenzione sulle proprie esigenze, materiali e non solo, ma essere aperto all’altro e fidarsi dell’altro, mettersi al suo servizio. Come ha detto il Papa alla via Crucis del 29 Luglio: “ La risposta del discepolo è il dono di sé, il servizio”. Servire in quel contesto significava essere per l’altro e  per il gruppo una risorsa, un aiuto. Con aiuto intendo sia quello prettamente materiale, sia quello spirituale, quello legato a domande che ci portiamo dietro, quello legato agli eventi che ci hanno formato e che magari non abbiamo compreso, e che ci hanno lasciato dubbi e perplessità. In questo senso servire significa avere la capacità di ascoltare, consolare, incoraggiare, talvolta anche correggere.

Ed anche questo è un altro aspetto fondamentale da riportare nella nostra quotidianità, da vivere ogni giorno, in famiglia, in università, al lavoro, banalmente anche quando si è in fila alla cassa del supermercato, ovunque. Gesù stesso l’ha fatto per tutta la sua vita ed è significativo il fatto che nell’ultima cena ha lasciato come testamento ai suoi discepoli “lavare i piedi” agli altri.

Se quindi per il mondo la fatica è da evitare, ed è molto meglio ottenere tutto, subito e facilmente, cosa che onestamente anche a me non dispiacerebbe, per il cristiano la fatica è (e oso dirlo) una grazia.

È la possibilità che ho per vivere più intensamente il mio rapporto con la realtà e quindi anche con Dio; e l’esperienza della GMG non fa altro che insegnarmi e ricordami questo. Ricorda a me come allora da cristiano devo mettermi in gioco nonostante tutto, come devo vivere e con quale sguardo osservare la fatica della quotidianità e sicuramente la prima cosa da fare è non lamentarsi della stessa.

Questa prospettiva nuova è il dono dell’esperienza (insieme a tanti altri doni logicamente) che ho potuto sperimentare propio una volta che sono tornata a Milano e ho dovuto preparare un esame che veramente mi pesava molto. Ed è allora stata la prima realtà in cui ho potuto vivere la fatica come grazia.

Aveva ragione Papa Francesco, quando alla Messa conclusiva, ha detto a tutti noi giovani che la GMG sarebbe iniziata quando saremmo tornati a casa, accogliere lì, nei nostri luoghi, la proposta di Gesù che è una promessa di bene per la nostra vita, da condividere con gli altri.

Egli ci chiede: “Vuoi una vita piena?”. Sta a noi rispondere quotidianamente.

 M. A.

 


pubblicato in data: 25/09/2016 12:02:33    :1751

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