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GIOVANI: L'ACCOGLIENZA
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L’accoglienza, è un tema sicuramente non facile da trattare per noi giovani, ma proviamo a capire cosa sia e come si può mettere in atto.

L’accoglienza, per usare un’immagine, è aprire le proprie braccia all‘altro per farlo sentire a casa, per fargli capire che dove siamo e qualsiasi cosa facciamo c’è un posto anche per lui.  In un’omelia un sacerdote diceva che bisognava sempre accogliere gli altri nel nome di Gesù anche con un semplice sorriso, con una carezza o un abbraccio, non servono le grandi parole ma semplicemente l’essere sempre se stessi in tutto ciò che si fa, come dice sempre Don Andrea.

A volte siamo noi in primis che, per usare l‘immagine sopra citata, chiudiamo le nostre braccia senza pensare a come potrebbe sentirsi l’altro, diventando così degli estranei. Non ci accorgiamo che invece basta davvero poco, un poco che può portare l’altro alla salvezza. E allora sorge spontanea una domanda: noi ci sentiamo responsabili degli altri? Siamo pronti ad alzarci dalla ”comodità del nostro divano di casa” e andare verso gli altri? Come ha detto Papa Francesco questa estate alla GMG di Cracovia, bisogna lasciare un’impronta, un profumo capace di far interessare l‘altro a Gesù; dice così il Santo Padre: ”Il mondo di oggi vi chiede di essere protagonisti della storia perché la vita è bella, sempre che vogliamo viverla, sempre che vogliamo lasciare un’impronta”. Dobbiamo sempre metterci nell’ottica di saper accogliere per amore di Gesù, anche se poi riceveremo un 'no', ma in quello stesso momento avremo sicuramente lasciato qualcosa che si riscontrerà più avanti.

Non dobbiamo sempre aspettare che siano gli altri ad agire ma essere noi che ci alziamo per andare incontro all’altro non aspettare che l’altro venga da noi. L‘accoglienza è uno degli atti più belli che si possa fare, così come Gesù che accoglieva tutti e aveva per ciascuno sempre un gesto, una parola pronta e non si faceva desiderare, ma umilmente era lui che desiderava incontrare gli altri per portarli alla salvezza che lui stesso ci ha donato, essendosi sacrificato per noi.

Accogliere è anche come quando un bambino piange perché si è fatto male e la mamma, vedendolo, prova compassione e lo prende tra le sue braccia dicendogli che va tutto bene. Per accogliere dobbiamo avere la tenerezza e la delicatezza di una madre con il suo bambino, dobbiamo capire che di fonte a noi abbiamo una persona che ha bisogno di essere guarita da Gesù, o semplicemente che ha bisogno di incontrarlo, o ancora ha bisogno del Suo amore, e noi in quel momento in cui lo aiutiamo, lo ascoltiamo, diventiamo proprio amore di Dio nei suoi confronti.

L’accoglienza è quindi un’apertura, ma allo stesso tempo è anche sapersi mettere in gioco è accettare l’altro così com’è, rendendolo partecipe e aiutandolo perché nella periferia del suo cuore può risvegliarsi quel sentimento vero e accesso di Gesù a cui non ha mai dato importanza lasciandogli un posto marginale nel suo cuore, diventandone il centro.

Per riprendere sempre un pensiero di Papa Francesco, l’accoglienza è anche la capacità di costruire ponti e non muri che portano all’allontanamento e all’esclusione. Potremmo tutti noi ogni giorno svegliarci e dire: “Signore aiutami ad accogliere senza timore anche con un semplice sorriso, donami la tenerezza e la delicatezza di sapermi accorgere dell’altro e di portarlo a te”. Accogliere non è solo dire “ciao” o “come stai?”, ma più specificamente è costruire un percorso, mattone dopo mattone. Anche il buon Samaritano è stato capace di accogliere e addirittura di farsi carico, senza nemmeno preoccuparsi di quel che avrebbe potuto perderci, si è donato semplicemente. Così, ad esempio, le persone alla reception di un hotel, addette all’accoglienza, hanno il compito di garantire dei servizi che giovino al cliente e al suo benessere; così anche noi abbiamo questo compito nella Chiesa, garantire dei servizi, ma, meglio ancora, garantire un benessere del cuore che spinga quel “cliente” che ci viene incontro a dire: “Che bello, io resto!“. Come diceva una volta Don Andrea riprendendo un pensiero di Papa Francesco, ognuno di noi è una missione e forse noi giovani, appunto perché freschi e pieni di idee e vivacità, siamo chiamati ad accogliere, a prenderci carico di questa missione e farla nostra sia nei piccoli che nei grandi gesti che la vita quotidiana ci riserva.

Anna Arena


pubblicato in data: 15/10/2016 23:04:05    :639

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