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GIOVANI: C’E' BISOGNO DI CONVERSIONE ANCHE PER CHI E' DA SEMPRE CRISTIANO?
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Convertirsi significa cominciare ogni giorno dicendo Sì a Gesù e al Suo progetto di bene per la nostra vita.

Almeno per me è cosi.

Sono nata in una famiglia cristiana e molto praticante così da non solo ricevere la Fede ma anche poi interiorizzarla e viverla personalmente.

Mia mamma lo ricorda sempre a me e ai miei fratelli che il primo luogo in cui ci ha portati appena nati, tornati dall’ospedale, è stata la nostra chiesa parrocchiale.

Non ho fatto mai, quindi, un’esperienza vera e propria di conversione; o meglio, non sono mai passata da uno stato di totale o quasi totale ateismo ad uno di profondo avvicinamento alla religione, come invece alcuni amici, anche del movimento, hanno vissuto e mi hanno raccontato. Con questo non intendo ritenermi né migliore e né tantomeno più forte e alta nella fede. Anzi molte volte, vedendo queste persone neo-convertite, mi stupisco perché sono tutte così raggianti, felici, oserei dire così “attaccate al Signore” in senso positivo, capaci di stupirsi, meravigliarsi.

Non sempre per me è così, ma non solo rispetto agli anni e ai mesi  ma anche rispetto ai giorni. In alcuni momenti della giornata sto bene, sono serena, in altri momenti della stessa, pur essendo consapevole della Sua Presenza, sono abbattuta, triste. Durante alcune preghiere e Messe mi capita di sentire tanto ed in altre niente o poco. Molte cose per me sono state fatte da sempre e sono in un certo senso ovvie, così come alcuni valori, su cui tanto si contesta, per me sono naturali. Ciò però potrebbe essere pericoloso, perché il rischio sarebbe quello di  trasformare la Fede in una abitudine passiva. Come superare questo “gap” che potrebbe inaridirla (che è stata anche la domanda che io stessa mi sono posta quando ormai la mia parrocchia mi stava stretta e cercavo un cammino di fede più profondo)?

Per rispondere cerco sul vocabolario di latino e di greco la parola conversione e trovo due  significati che mi fanno riflettere .

Inizio dal greco; in greco si usano due sostantivi ma quello che riporto(πιστροφ), significa ritorno... ed in effetti la conversione  non è un ritorno all’Origine o come dice Don Andrea al Significato di tutta la nostra vita? Mi viene in mente la parabola  del figliol prodigo. La conversione è esperienza di perdono da parte di Uno che ci ama a prescindere dal nostro amore. La conversione è il riscoprire l’immagine di Dio come Padre originale e a Lui rivolgerci, tornare. Ed anche io, sopratutto da quando ho iniziato alcuni anni fa a camminare con Gloriosa Trinità , ho riscoperto l’importanza della confessione costante  almeno una volta al mese.

In latino tra i  tanti significati di cumvertere o semplicemente vertere, mi colpisce questo: mutare qualcosa in qualcos’altro. Perché è ciò che mi ha permesso di fare il cammino di fede in questi anni: cambiare, crescere, migliorarmi. Don Andrea ci ricorda che siamo come blocchi di marmo pronti per essere lavorati dal Signore, e camminare nella fede significa lasciarsi mutare, avere la consapevolezza di una Presenza che ci cambia costantemente, che ci lavora. Non sempre questo Suo lavorio è piacevole, talvolta implica delle rinunce, delle fatiche, ma noi sappiamo anche che è per il nostro bene, è il meglio che poteva capitarci. Rinnovati ogni giorno dalla Sua mano, riusciremo così a lasciare l’uomo vecchio che è in noi come dice San Paolo ai Colossesi (3,9): “Vi siete infatti spogliati dell'uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore”. Conseguente a ciò è il darsi una regola di vita quotidiana per vivere ancora meglio il rapporto con Lui,  per rispondere ancora meglio alla sua proposta.

Ecco che allora tutto è più chiaro. Stando a quanto sopra riportato, anche io mi sono convertita o riconvertita e mi converto ogni giorno, perché ogni giorno sta a me rispondere, dire il mio Sì e vivere il mio Sì al suo perdono e al suo lavorio. Nel bisogno costante di perdono e nel mio cambiamento/crescita spirituale faccio continuamente esperienza di conversione e in questo modo non corro più (o corro meno) il rischio di inaridirmi e, al contrario, sorge la possibilità di vivere pienamente ogni momento con quella letizia tipica del neo-convertito.


pubblicato in data: 06/11/2016    :531

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