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GIOVANI: RITIRO SPIRITUALE LA VOCAZIONE SPONSALE
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In questi giorni di ritiro a Loreto sulla vocazione sponsale abbiamo potuto avvicinarci ancora di più alla forma di vita che molti di noi desiderano.

Abbiamo capito che il matrimonio deve essere fondato su Cristo per essere autentico ed espressione del suo amore.

La vera vocazione al matrimonio implica il servizio alla Chiesa, e non è autoreferenziale ma al contrario deve essere un amore della coppia a servizio della Chiesa; inoltre il proprio coniuge è mezzo che porta alla santità, e che ha a cuore la salvezza e il destino dell'altro.

Non si deve aver paura di mettere Dio al centro della vita di coppia, perché Egli ci aiuta a vivere secondo quello che è il Suo meglio per noi.

Ci si sposa perché ci si sente amati da Dio in primis, e si risponde in due a questo amore di un "terzo comodo".

Il matrimonio comporta quindi l'abbandono alla Volontà del Signore nelle piccole e grandi fatiche, gioie e dolori della quotidianità.

Altro aspetto importante è la  maternità e paternità.

L'amore della coppia è fondamentale per l'amore che si nutre verso i figli.

Infatti, la relazione tra marito e moglie deve essere curata e viene prima della relazione con i figli.

È la base sulla quale continuare a costruire e far crescere per poi vivere nella maniera più bella il rapporto con loro.

È fondamentale quindi far sentire il profumo di Dio, sia nella famiglia, sia negli ambiti in cui il singolo esplica la sua attività quotidianamente. È una bella forma di evangelizzazione.

Il coniuge è un dono per l'altro, così infatti come Eva è stata un dono per Adamo.

Lo sposo/la sposa completa il coniuge, anche se non potrà mai coprire il bisogno dell'altro, perché in ultima analisi è solo Cristo che lo completa.

L'unione matrimoniale consiste nel ricevere / accogliere lo sposo e la sposa come un dono da amare, ma un dono di Dio e che fin da quando è stato creato è stato da Lui amato. Perciò Dio lo affida e lo dona. La logica non è quella del possesso, o della proprietà ma del dono reciproco e della reciproca accoglienza.

Non è un caso che infatti, la liturgia matrimoniale ha cambiato la formula da "prendo te" ad "accolgo te ".

È inoltre importante capire questo: la collaborazione tra vocazione matrimoniale e sacerdotale /religiosa.

Entrambe hanno lo stesso fine, che è quello di edificare la Chiesa nel mondo anche se con forme diverse e partono dallo stesso punto che è quello di sentirsi amati da Dio.

Quale potrebbe essere il "criterio di scelta"? Alla domanda si deve rispondere con un altra domanda: "Dove  è che la mia vita può essere dono, dove è che io posso maggiormente morire a me stesso?".

Nella vita matrimoniale, si deve perdere un po' di se per l'altro, che inevitabilmente perde a sua volta un po' di se... ma da queste perdite nasce la complementarietà.

Nella vita religiosa, si perde la vita per la comunità, nella sua totalità.

La collaborazione tra vocazioni è fondamentale, perchè infatti la Chiesa  è unita e non un insieme di stanze separate tra loro.

Ed inoltre l'amore di Cristo per la Chiesa, è modello ed immagine dell'amore tra uomo e donna.


pubblicato in data: 22/01/2017    :688

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