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GIOVANI: OBBEDIRE ╚ MEGLIO DEL SACRIFICIO
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Eutanasia è un termine composto di derivazione greca; significa morire bene, o meglio tagliare la vita bene. Non lo hanno inventato i greci però; ma noi moderni che combinando due lemmi siamo arrivati a costruire una "bella parola" per giustificare qualcosa di estremamente tragico. Sì, perché al di là di qualunque moralismo, corrente politica, ideologia, ciò che spesso si dimentica quando si parla di questo scottante tema è che in ballo c'è la cosa più bella, misteriosa e affascinante cioè la vita umana.  

Non la libertà personale, piuttosto che altre libertà, ma la vita. Spesso, come dimostrano i fatti recenti, si pone l'accento sulla libertà personale, sulla scelta del singolo di gestire la propria vita dal momento che è sua, sulla "gentile concessione" di far soffrire meno un malato, ecc... Ma propio da queste giustificazioni  si evince che della vita non si è capito niente.

Sono tre le logiche vere da adottare.

La prima è quella del dono. La vita è un dono, che non mi sono scelto, che non ho chiesto, ma che mi è stato fatto. Consapevole di questa "dipendenza" da Lui, devo viverla pienamente e accettarla in tutto il suo corso naturale, sapendo che Lui solo saprà il momento in cui sarò pronto a rinascere in Cielo, abbandonando il mio corpo.

La seconda è quella della sofferenza. Non possiamo eliminare la sofferenza, il dolore, la malattia. Sono componenti che fanno parte della vita. Il dolore può purificarci. Anche quello concorre alla nostra salvezza. Gesù stesso lo ricorda nel Vangelo, e Lui per primo lo ha vissuto: "Chi  non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me" ( Mt 10,38).

La logica dell'obbedienza è la terza modalità con la quale approcciarmi al reale, sia nei confronti della mia vita biologica in senso stretto, sia in senso lato, cioè rispetto alle cose di tutti i giorni, come studio, lavoro, famiglia, amici, doveri quotidiani, ecc...

Tra l'altro è la logica con cui hanno vissuto tutte le grandi figure bibliche: da Abramo a Maria e Giuseppe, a Gesù stesso, morendo in croce, San Francesco d'Assisi, e tanti altri. Mi verrebbe da dire tutti, proprio perché è la logica che ogni cristiano deve adottare.

Ecco che allora cadono tutte le giustificazioni che potrebbero essere trovate, perché non è più una questione di libertà, scelta, volontà, ma di salvezza personale. Mi viene da dire: con quale potere io, nel mio limite, nella mia ignoranza, dispongo così della mia vita? Come faccio a prendermi la libertà di disegnare sul progetto di Dio per me? Con quale presunzione prendo il posto di Dio? Se veramente vogliamo essere liberi, dovremo riconoscere che la vita è dipendenza da Uno che ne sa più di noi, e a Lui obbedire. Non posso allora non citare Samuele che nel suo libro lo ricorda, addirittura ritenendolo l'atteggiamento privilegiato con cui stare davanti a Dio, da Lui ammirato più di qualunque altro sacrificio:

«Obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è più del grasso degli arieti» (1 Sam 15,22).


pubblicato in data: 04/03/2017 21:14:14    :502

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