REGISTRATI   |  
   

RSS   Facebook   Twitter

Italiano   English   Polish


GIOVANI: LA FELICITA' NON E' DIO, DIO E' LA FELICITA'
Share |

 Nel momento in cui mi metto davanti a questa frase mi verrebbe quasi da dire: che differenza c’è? Cosa cambia dalla prima alla seconda affermazione? E proprio il fatto che sembra non esserci alcuna differenza mi fa riflettere: penso che nel cammino di fede di un ragazzo come me sia davvero facile scambiare la felicità con ciò che felicità non è. Questo non tanto perché “abbiamo desideri sbagliati” oppure “non abbiamo ancora capito cosa sia la vera felicità”, ma semplicemente perché non ascoltiamo Dio e non ascoltiamo il nostro cuore.

Nella mia esperienza di ricercatore della felicità ci sono tre strade che possiamo intraprendere. Una prima strada è quella di quando desideriamo essere felici e vorremmo che questa felicità ci piombasse addosso come una ventata d’aria, e allora cerchiamo di fare il minimo indispensabile per andare avanti (certo mantenendo i nostri appuntamenti fissi quotidiani), con la speranza che prima o poi qualcosa accadrà. Questa strada, lo scopriamo presto, ci porta solo la frustrazione di desiderare la felicità ma vivere semplicemente la noia e il senso di vuoto nelle nostre giornate.

Una seconda strada è quella di desiderare la felicità e mettersi corpo e anima per ottenerla. Abbiamo capito qual è il nostro obbiettivo e allora lavoriamo instancabilmente perché questo si realizzi, quasi fosse un esame da passare o un progetto da presentare all’università. Organizziamo nei dettagli le nostre giornate e non siamo disposti a vendere nemmeno un secondo di tempo, perché tutto (o quasi) è stato pensato per un obbiettivo ben preciso. Così facendo, quando nel cammino incontriamo qualche imprevisto, perdiamo facilmente la testa e al posto della felicità ci troviamo a fare i conti con nervosismo e apatia, perché di fatto abbiamo fallito la “missione” e quello che doveva essere un mio fratello o una mia sorella si trasforma subito in un ostacolo.

Infine c’è un terzo percorso possibile, quello che mette d’accordo cuore e testa, il percorso di chi esercita il fondamentale atteggiamento di ogni cristiano: l’ascolto, perché in questo terzo cammino ciò che conta veramente in realtà non è la felicità, o meglio, non lo è da subito. Se intraprendiamo questa strada, ascoltando Dio che ci parla nella preghiera e nella condivisione con il prossimo, improvvisamente scopriamo che, proprio nel momento in cui non stavamo cercando la felicità, questa si presenta alla porta per bussare. In altre parole, ci mettiamo davanti a quello che è una sorta di paradosso, ovvero, proprio nel momento in cui cambio dal desiderio passivo o superattivo a quello orante e aperto, incontro la felicità. Proprio nel momento in cui non la cercavo, questa si è presentata.

In tutto questo è fondamentale non trascurare un sentimento che abbiamo dato per scontato in ognuno dei tre percorsi, il desiderio profondo e bello di una vita felice. Perché anche quando ci mettiamo in ascolto, anche quando la vita si fa più vera e richiede di metterci in gioco, la cartina tornasole del nostro camminare bene sarà sempre la gioia nel cuore e il desiderio di una vita in pienezza.


pubblicato in data: 01/02/2018 13:26:30    :556

APPUNTAMENTI:
20 ottobre 2019
VILLARICCA (NA): ANIMAZIONE SANTA MESSA

Leggi tutte le news…



Fondazione Regina del Rifugio - Tutti i diritti riservati - P.IVA 04794140964 - Termini di utilizzo e Privacy
Realizzazione MC Service CAD Graphic & Project