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GIOVANI: NOI SIAMO DI DIO
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Pensando a queste parole mi viene in mente il concetto, spesso citato da Don Andrea, sull’identità. Dio ci chiama per nome e questo è la nostra identità, ciò che siamo nella nostra autenticità ed è proprio ciò che contraddistingue il nostro non essere del mondo dal nostro essere di Gesù, ossia amati, voluti e scelti da Lui. Mi commuove il solo pensiero che Gesù ci chiama per nome, tra tutti sceglie me, tra la molteplicità lui sceglie l’unicità del singolo con i propri carismi e doni a cui affida una missione. Mi è capitato pregando e chiedendo una parola che uscisse l‘importanza di questo concetto e agli occhi di Dio mi sono sentita preziosa e amata non migliore ma semplicemente importante per Lui.

NOI SIAMO DI DIO, questo non toglie che nel mondo non possiamo agire, anzi è proprio il mondo il nostro campo di battaglia quotidiano tra impegni, studio, uscite, ma ciò che fa la differenza è che in questo dobbiamo essere noi stessi e come dice Don il posto in cui esserlo è proprio Dio.

Soprattutto per i giovani questo non essere del mondo è fondamentale, proprio noi così pieni di vita e ancora piccoli rispetto ad esso dobbiamo cercare di non farci tentare da tutti i bagliori presenti ma orientare il nostro comportamento in base a ciò che Gesù afferma per essere ciò che siamo in ciò che facciamo, per essere credibili, autentici e saper afferrare la vita con Fede, mantenendo lo sguardo su di Lui senza aver paura di affidare completamente le nostre domande, le nostre sofferenze a Dio, come Maria che ha detto il suo “SI” all’angelo per adempiere alla volontà di Dio, così anche noi quotidianamente dobbiamo pronunciare questo sì e fidarci di Dio, delle opere che lui ha per noi come Lei ha fatto, dicendo anche noi il nostro “FIAT“, e quale figura migliore può esserci di esempio se non quella di Maria? Lei che ha inventato il primo canto per lodare Dio, il Magnificat, lei che ha adempito totalmente al progetto di Dio e che conservava tutte le cose nel suo cuore fidandosi completamente anche quando ha visto Gesù morire sapendo che quella morte avrebbe portato alla salvezza del mondo. L’unico nostro dovere è il semplice gesto di accogliere con umiltà il nostro limite e presentarlo al Signore:” Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente” proprio come per Maria, anche noi troviamo nello Spirito Santo la forza ed il coraggio di andare oltre noi stessi, riconoscendo la necessità di muovere quell’unico passo che, come Mosè ha messo nel mare, gli ha consentito che il Padre lo aprisse.

 Talvolta per paura teniamo alla larga Dio da alcune sofferenze o domande perché siamo consapevoli che la salvezza può avvenire anche tramite una privazione o un sacrificio ma è solo facendo entrare Dio completamente negli strati della nostra vita potremo davvero vivere in quella consapevolezza di essere salvati perché “tutto concorre al bene per coloro che amano Dio”.

Mi vengono in mente tre punti essenziali per tracciare la nostra identità di cristiani che segnano il nostro “non essere del mondo”: il primo sicuramente è servici della parola di Dio, che è verità, amore, ed è in grado di esserci di aiuto e consiglio in ogni momento, più volte mi è capitato di invocare lo Spirito Santo e chiedere una parola e di rendermi conto durante la giornata dei frutti che essa portava o più volte in situazioni difficili mi è stata di consiglio e conforto, è bello sapere che Gesù c’è sempre e talvolta quando non ce la facciamo ci prende in braccio, quindi, essenzialmente vivere la nostra quotidianità cercando di mettere Dio al primo posto facendoLo entrare in ogni cosa che facciamo o pensiamo, donandogli il posto da protagonista nella nostra storia, concedendogli anche terreni che possono sembrarci banali, invitandolo ad illuminarci. Impariamo a riconoscere che ogni nostra scelta viene supportata dalla Parola, dove, innanzitutto non abbiamo fatto altro che rispondere ad un invito amorevole, capace di strutturare ogni nostro passo attraverso la garanzia di Gesù che dona tutto Se Stesso. Si è fatto piccolo per venire a trasformare ogni nostra debolezza; il secondo  punto, come già affermato, è essere autentici e in fine come terzo punto evangelizzare: forse un compito un po’ difficile per noi giovani perché ci troviamo circondati da amici e coetanei non desiderosi di aprirsi all’amore di Dio ma non possiamo mai sapere che magari proprio uno di loro potrebbe aver bisogno di questo Amore in un momento di fragilità, quindi impegniamoci e sforziamoci di provarci sempre, senza autolimitarci, anche attraverso piccoli gesti o semplicemente attraverso la nostra stessa vita.

Comprendiamo che la consapevolezza di non essere del mondo porta anche la responsabilità di scegliere, momento per momento, quale testimonianza vogliamo offrire dell’Amore di Dio non dimenticandoci che siamo coloro che si cibano di Lui, l’alimento per eccellenza, quello che attraverso la Fede in Gesù che ci. dà il necessario.

Per concludere possiamo dire che la Fede ci spinge a voler esplorare i territori che esistono nella Promessa del Padre, pura follia per tutti coloro che appartengono al mondo e non credono in questo patto garantito dal Sangue prezioso di Cristo, ma per noi diventa essenziale scoprire e riscoprire quell’Amore primordiale che nasce dal nostro incontro personale con Dio.


pubblicato in data: 19/02/2018 00:38:30    :614

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