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DON ANDREA: PELLEGRINAGGIO A FATIMA - MARIA, LA CROCE E LA RESURREZIONE
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Maria, nostro aiuto
Il messaggio di Fatima è penitenziale. Dio non è venuto per essere glorificato ma per salvarci. Gesù ha voluto nascere al centro dei miei peccati. La sua mangiatoia non sono le belle chiese, ma i nostri cuori che vuole liberare, guarire. Maria non ha nessun potere, lo attinge da Gesù che ha il potere di perdonare l’uomo. Maria rappresenta la croce, culla della nuova umanità, sotto la quale Giovanni diventa il primo figlio nuovo. E’ il nostro kairos, tempo di grazia: sotto la croce il Signore vuole designare noi come suoi apostoli. Se manca la gioia, l’entusiasmo nella nostra vita, il pellegrinaggio è la nostra Cana di Galilea, dove Maria dice a Gesù: “Fa’ qualcosa!”.

La croce è luce
L’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio, l’immagine rimane sempre, mentre perdiamo facilmente la somiglianza, perché l’uomo ha distrutto se stesso, il tempio di Dio. Tu vuoi offrire qualcosa a Dio, ma chi ti ha detto che Dio vuole quell’offerta? Ci vuole la luce che illumini il nostro altare perché possiamo sacrificare quello che Dio vuole. La Festa dell’Anucah era la Festa della Luce per gli Israeliti, la luce accesa sulla menorah che rappresentava un albero con sette luci, come i giorni della creazione. L’albero dei cristiani è la croce che illumina l’altare su cui celebriamo la Messa. Alla luce della croce vediamo che Gesù non offre qualcosa, ma se stesso.  Nel capitolo 12 dell’Apocalisse appare la donna incinta e il drago che vuole divorare il bambino che sta per nascere. Il drago ha sette teste che rappresentano l’intelligenza, dieci corna che rappresentano la forza e sette diademi che rappresentano il potere. Di fronte a questo drago Dio mette una donna incinta, simbolo della debolezza. E la Madonna mette tre pastorelli, bambini analfabeti, deboli, davanti al nazismo, al comunismo, al capitalismo. Dio sta cercando i deboli per vincere l’intelligenza, la forza, il potere del mondo. Anche noi siamo tentati di vincere il drago con l’intelligenza, la forza e il potere. Invece Dio ci mette davanti la luce di questa menorah, la croce.

La croce è segno di amore
Le stigmate di Gesù, che non ha voluto fossero cancellate con la Resurrezione, sono il tuo nome e le tue sofferenze che Lui porta sul palmo delle sue mani. La croce non è un segno di sofferenza, ma di amore. Il mondo fa informazione sulla sofferenza, ma lascia l’uomo là, in quella sofferenza. Nell’evangelizzazione invece si fanno due movimenti dell’amore, l’amore di Dio che è sceso dentro di noi e il mio scendere, con questo amore,  nell’altro. Quando entriamo in Chiesa, Dio ci istruisce, ci indica le persone sofferenti, quando usciamo dobbiamo entrare in quelle ferite. Noi tutti siamo feriti, portiamo queste ferite, e dobbiamo fare di tutto perché, attraverso l’olio dello Spirito Santo, attraverso la preghiera, diventino cicatrici, segno dell’amore di Dio.

Dopo la Croce c’è la Resurrezione
In questa Messa all’alba riviviamo la Pasqua, quando Gesù risorge. E’ lo stesso Gesù risorto che vede Paolo mentre va a Damasco. Gesù vuole cambiare il nostro modo di vedere, come Paolo che vede se stesso una volta che è in ginocchio. Paolo è rimasto cieco tre giorni; e noi siamo qui da tre giorni: è il tempo di permanenza di Gesù nella tomba. Ora è il tempo di alzarci nella gloria di Dio. Il lievito madre, che un tempo si passava di famiglia in famiglia, doveva essere lavorato continuamente, altrimenti moriva. In questi giorni abbiamo lavorato questo lievito, adesso dobbiamo portarlo a Milano. La Pasqua si celebrava in piedi, in fretta: dobbiamo andare in fretta perché nel mondo non c’è pane d’amore. Nel pane eucaristico ci sono tutti i gusti che l’uomo cerca.

La maturità dell’uomo non dipende dall’età, ma dall’esperienza dell’amore che vive. S. Tommaso parlava di un ordo caritatis, un ordine nell’amore, mentre Papa Francesco parla di fantasia della misericordia. Il mondo sta crollando e noi dobbiamo essere ricchi di questa fantasia della carità. Dobbiamo essere contadini che lavorano il seme, pazienti. Pasqua vuol dire andare oltre il confine. Dov’è il confine della mia preghiera? Dov’è il confine del mio amore? Dov’è il confine del mio perdono?


pubblicato in data: 23/10/2017 17:30:53    :74

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