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TESTIMONIANZA: IL MIO PELLEGRINAGGIO
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Alla domanda "Ma allora hai scelto se iscriverti a Giurisprudenza o a Lettere l'anno prossimo?", la risposta che diedi alla mia professoressa di Italiano, incontrata nel corridoio di scuola l'ultimo giorno dello scorso anno scolastico, era stata no. Non sapevo veramente che scelta fare, ero completamente in dubbio. Così che alla mia risposta negativa, lei mi propose, anzi Gesù mi propose attraverso lei, di fare un pellegrinaggio organizzato apposta per i maturati e i laureati/laureandi in Polonia dalla Madonna di Częstocowa. Il pellegrinaggio consiste in un cammino di sei giorni, precisamente da Cracovia a Częstocowa, equipaggiati solo con l'essenziale. A questa proposta/chiamata risposi dopo qualche giorno positivamente e la mia prof cercò di sistemarmi con qualcuno che lei conosceva e con cui potevo condividere il cammino.

Andare a Częstocowa a piedi è stata un esperienza bellissima. Non c'è altro aggettivo per descriverla. Un esperienza che quando la racconto, ancora oggi mi emoziona.

Fare un pellegrinaggio a piedi per me significava, infatti, affidare a Maria la mia fatica e le difficoltà anche pratiche di una vita così spartana, i dubbi e il mio tempo estivo e vacanziero per ringraziarla di tutto quello che avevo fatto in cinque anni di liceo classico e per affidare la scelta universitaria e gli anni venturi.

Il cammino non è stato sempre facile, sia a livello fisico che a livello spirituale. A livello fisico si possono benissimo immaginare gli inconvenienti, mentre a livello spirituale le riflessioni sulla lettera che J. Carrón ha scritto ai giovani pellegrini e quelle sul testo intitolato "La voce unica dell'ideale" , scritto dallo stesso apposta per i maturandi, oltre che le omelie quotidiane e i momenti di condivisione, mi mettevano spesso in discussione e mi portavano a riflettere su me in quanto creatura di Dio, con un progetto preciso, o meglio una funzione da svolgere qui sulla terra per il regno celeste. Ma io cosa ci sto a fare al mondo? A che cosa serve la mia vita? Che cosa sono chiamata a fare? Scegliere significa rispondere a queste domande e considerazioni, di fronte alle quali  si è costretti a calarsi nel profondo del proprio cuore e a ragionare e a pregare mentre si cammina e ad affidare questo progetto di vita a Maria, chiedendo che almeno un pochettino lo mostri.

Ogni giorno nuove tappe da raggiungere, con nel cuore il desiderio di arrivare a Częstocowa, dalla Madonna Nera, a cui affidare tutti noi stessi con le nostre molteplici scelte. "Noi andiamo a Chestocowa a chiedere che questa Presenza sia talmente reale nella nostra vita che ci consenta di aprirci alla sua attrattiva. Perché è inevitabile che ciascuno, se non trova questo Altro, cercherà di compiere la propria vita con il suo fare".

Con queste parole J. Carrón incoraggiava i pellegrini. Ognuno di noi non basta a se stesso, ma per forza deve rivolgersi a questo Altro di più grande, che è Dio, a cui affidarsi e con cui vivere ogni scelta, ogni attimo della propria esistenza. L'importante è rinnovare ogni giorno l'adesione all'Altro e viverla nella propria quotidianità. E la bellezza/stranezza di questo cammino è che ognuno di noi è partito con delle intenzioni particolari, ma la Madonna sa di cosa ciascuno ha veramente bisogno e così capita di tornare dal pellegrinaggio cambiati in qualcosa che non si pensava potesse cambiare e che magari non si aveva nemmeno preso in considerazione. Il pellegrinaggio è dunque, come scrive J. Carrón, "un momento privilegiato, perché per la dinamica del gesto, per la stanchezza, per lo sforzo, per la durezza del cammino, ciascuno si rende più facilmente conto della natura del proprio bisogno, è facilitato a prendere consapevolezza di sé e quindi a domandare qualcosa d'Altro". Nella condizione di pellegrino si riesce di più a prendere consapevolezza di sé e ad affidarsi totalmente a Dio,  perché non si ha nulla di "materiale" a cui appoggiarsi, nessuna agevolezza; circostanze nelle quali si è privati di tutto e si rimane "soli" con Lui.

Questa forte presenza del Signore la si constatata anche nei compagni di viaggio, necessari per poter andare avanti, ognuno con un sorriso, una parola, una fatica da condividere. Camminare insieme agli altri è infatti un'occasione d'oro che permette di alleviare le proprie fatiche, di conoscere esperienze di vita diverse, nuovi volti (per me erano tutti nuovi), di cantare e pregare insieme. Una ragazza una volta mi disse:"La grandezza di Cristo è la sua incarnazione. Ed io ho riscoperto la grandezza di Cristo attraverso un mio amico e il camminare con lui al fianco. Lì ho raggiunto la pace e ho capito la bellezza dell'essere cristiana". Ed è proprio questo quello che noi dobbiamo riscoprire negli altri e di cui dobbiamo gioire ogni giorno.

Arrivata a Częstocowa, ho provato una gioia notevole. Ho percorso l'ultimo tratto del viale che porta al Santuario con le lacrime agli occhi, affianco alle persone che la mia professoressa mi aveva fatto conoscere, quasi come se così anche lei fosse lì con me. Abbiamo cantato il Non Nobis in ginocchio davanti al Santuario, sotto la pioggia che scendeva forte. Pieni di gioia siamo giunti quindi nella famosa cappella del quadro di Jasna Góra e, lì di fronte, tutto quello che durante il cammino avevo pensato di dire a Maria, non sono riuscita a dirlo. Le uniche parole che ho pronunciato sono state: Ave Maria, grazie.

Quel dolce volto con due segni di violenza, quello sguardo intenso e premuroso che ti chiede di affidare la tua vita in mano a Lei non lo si dimentica più. Il ricordo è fisso nella mente, la Sua bellezza è rimasta nel cuore, insieme al desiderio di ritornare a Częstocowa in quella cappella, dove si stava veramente bene e sopratutto tranquilli. 

C'era la tranquillità vera lì e proprio per questo, a qualunque orario si andava, anche le 4:30 del mattino, si trovava qualcuno che, come te, pregava e affidava tutto.

Il ritorno a Milano è stato un momento altrettanto particolare. Ricordo che mia madre venne a prendermi e la cosa che continua a raccontarmi tutt'oggi è la sua meraviglia nel vedere una moltitudine di ragazzi che uscivano sorridendo dai pulman, abbracciandosi gli uni con gli altri, salutandosi e raccontandosi ancora le bellezze del cammino, per nulla stanchi, o forse un po’ sì, ma con una gioia tale da non mostrare le fatiche passate. Perché quella gioia che si prova, è la gioia vera, la LETIZIA  di Dio , senza la quale l'uomo non può fare nemmeno un passo nel cammino della propria vita. 

                                                                                         Marta

pubblicato in data: 09/11/2014 12:14:12    :1679

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