Gloriosa Trinità



TESTIMONIANZA: L'UBBIDIENZA

Il consacrato che si muove ed opera  all’interno di Gloriosa Trinità è tenuto a due diverse forme di ubbidienza. La prima, di portata più generale è quella prevista dall’articolo 4 del nostro Statuto, che così recita:” Come Gesù compie la volontà del Padre, anche noi vogliamo vivere l’ubbidienza a Dio in Cristo, attraverso la mediazione della Chiesa”. La seconda è invece la particolare ubbidienza che ogni consacrato deve prestare alle direttive emanate in funzione del buon andamento della gestione del Movimento.

Trattando di quest’ultima va qui subito chiarito che l’ubbidienza cristiana differisce profondamente da quella che abitualmente è richiesta nel mondo. All’interno di Gloriosa Trinità, seguendo l’esempio di Cristo che si propone sempre ai suoi fedeli ma non si impone mai, i servizi richiesti non vengono mai imposti ma sempre proposti. Si possono anche rifiutare adducendo validi motivi, ma se si decide di accettarli ecco allora sorgere l’obbligo dell’ubbidienza per quanto riguarda sia la gestione che gli effetti di ciò che si è liberamente accettato.

In particolare gli effetti di questa ubbidienza sono sempre positivi, sia che le direttive impartite risultino corrette, quanto nel caso opposto.

Nel primo caso, quando cioè prendo cognizione che le direttive datemi sono corrette, mentre le mie idee non si rivelano esatte tutto ciò determina in me una diminuzione rilevante del mio orgoglio e delle mie false sicurezze, concedendomi così di giungere senza fatica a quella umiltà, a quella piccolezza del cuore che sempre dovrebbe accompagnare ogni nostra partecipazione ai servizi richiestici. Ma anche nell’ipotesi opposta, in cui ho potuto verificare l’esattezza della mia impostazione e la sostanziale erroneità delle direttive impartitemi, l’ubbidienza a queste ultime si può rivelare estremamente utile alla mia vita spirituale. Nel dar corso a tali direttive, infatti, dopo aver peraltro provveduto a esporre con franchezza le mie considerazioni sull’argomento, mi affido totalmente al Signore e lascio che sia lui a decidere modi e tempi nei quali eventualmente intervenire a modifica della situazione così creatasi.

Come facilmente si intuisce da quanto fin qui riportato l’ubbidienza cristiana non è delle più facili da applicare nella nostra vita. Dobbiamo, quindi, avere un modello, un soggetto a cui ispirarci, che ha vissuto pienamente questa ubbidienza. Il santo che fa al caso nostro c’è ed è san Giuseppe. Santo del silenzio e del nascondimento, pur non comprendendo gli avvenimenti che lo hanno visto protagonista si è fidato totalmente e ciecamente del Signore, ubbidendogli in tutto e per tutto e riuscendo così a svolgere il suo delicatissimo compito con equilibrio e grande efficacia. Se anche noi riusciremo a vivere l’ubbidienza così come la visse san Giuseppe, ciò ci consentirà di cogliere la vera e più intima essenza di questa particolare caratteristica spirituale del Movimento.

Ecco perché conclusivamente mi sento di affermare che il consacrato ubbidiente è un consacrato che in virtù dell’intima amicizia che così viene ad instaurare con Dio è dallo stesso custodito con amorevole cura nel palmo della sua mano.

Paolo