Gloriosa Trinità



PAPA PER GIORNATA MISSIONARIA: CONVERSIONE E APERTURA ILLIMITATA ALL'ANNUNCIO

Il titolo del Messaggio è  uguale al tema del Mese missionario straordinario che il Pontefice ha indetto nel 2017, per commemorare il centenario della promulgazione della Lettera apostolica Maximum illud di Papa Benedetto XV, il 30 novembre 1919.

In questo tempo straordinario di missionarietà, scrive il Papa, sarà importante “rinnovare l’impegno missionario della Chiesa, riqualificare in senso evangelico la sua missione di annunciare e di portare al mondo la salvezza di Gesù Cristo, morto e risorto”. Il titolo del messaggio "Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo", ricorda Francesco, è uguale al tema dell’Ottobre missionario.

La nostra appartenenza filiale a Dio non è mai un atto individuale ma sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, nasce una vita nuova insieme a tanti altri fratelli e sorelle.

“ E questa vita divina non è un prodotto da vendere – noi non facciamo proselitismo – ma una ricchezza da donare, da comunicare, da annunciare: ecco il senso della missione. ”

“Gratuitamente abbiamo ricevuto questo dono – prosegue Francesco -  e gratuitamente lo condividiamo, senza escludere nessuno”. Perché “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi arrivando alla conoscenza della verità e all’esperienza della sua misericordia grazie alla Chiesa, sacramento universale della salvezza”.

Una Chiesa in uscita fino agli estremi confini richiede conversione missionaria costante e permanente.

Papa Francesco ricorda i tanti santi, uomini e donne di fede che “ci testimoniano, ci mostrano possibile e praticabile questa apertura illimitata, questa uscita misericordiosa come spinta urgente dell’amore e della sua logica intrinseca di dono, di sacrificio e di gratuità”.

È un mandato che ci tocca da vicino: io sono sempre una missione; tu sei sempre una missione; ogni battezzata e battezzato è una missione. Nessuno è inutile e insignificante per l’amore di Dio. Ciascuno di noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore di Dio.

La vita divina ed eterna, sottolinea il Papa, “ci viene comunicata nel Battesimo, che ci dona la fede in Gesù Cristo vincitore del peccato e della morte, ci rigenera ad immagine e somiglianza di Dio e ci inserisce nel corpo di Cristo che è la Chiesa”. In questo senso, il Battesimo è veramente necessario per la salvezza, spiega, “perché ci garantisce che siamo figli e figlie, sempre e dovunque, mai orfani, stranieri o schiavi, nella casa del Padre”. Siamo figli dei nostri genitori naturali, ricorda Francesco, “ma nel Battesimo ci è data l’originaria paternità e la vera maternità: non può avere Dio come Padre chi non ha la Chiesa come madre”. Gesù, sottolinea il Pontefice nel suo messaggio, dice ai discepoli: “come il Padre ha mandato me, anche io mando voi pieni di Spirito Santo per la riconciliazione del mondo”.

Al cristiano compete questo invio, affinché a nessuno manchi l’annuncio della sua vocazione a figlio adottivo, la certezza della sua dignità personale e dell’intrinseco valore di ogni vita umana dal suo concepimento fino alla sua morte naturale.

Purtroppo, commenta ancora Papa Francesco, il “dilagante secolarismo” quando rifiuta la paternità di Dio nella nostra storia, “impedisce ogni autentica fraternità universale che si esprime nel reciproco rispetto della vita di ciascuno”

Senza il Dio di Gesù Cristo, ogni differenza si riduce ad infernale minaccia rendendo impossibile qualsiasi fraterna accoglienza e feconda unità del genere umano.

Quindi il Papa ricorda che cento anni fa fu “l’universale destinazione della salvezza offerta da Dio in Gesù Cristo” a portare Benedetto XV “ad esigere il superamento di ogni chiusura nazionalistica ed etnocentrica, di ogni commistione dell’annuncio del Vangelo con le potenze coloniali, con i loro interessi economici e militari”. Nella sua Lettera apostolica Maximum illud il Papa ricordava che l’universalità della Chiesa “esige l’uscita da un’appartenenza esclusivistica alla propria patria e alla propria etnia”.

Anche oggi la Chiesa continua ad avere bisogno di uomini e donne che, in virtù del loro Battesimo, rispondono generosamente alla chiamata ad uscire dalla propria casa, dalla propria famiglia, dalla propria patria, dalla propria lingua, dalla propria Chiesa locale.

Nella missio ad gentes, sottolinea Francesco, i missionari, “annunciando la Parola di Dio, testimoniando il Vangelo e celebrando la vita dello Spirito chiamano a conversione, battezzano e offrono la salvezza cristiana nel rispetto della libertà personale di ognuno, in dialogo con le culture e le religioni dei popoli a cui sono inviati”.

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